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ERIC VON HIPPEL e gli strumenti dell'innovazione

Con i personal fabricator, cioè strumenti come le stampanti 3D o le fresatrici a controllo numerico artigianali, il trasferimento della lavorazione di precisione a livello domestica è quasi completo. Ovviamente rimango delle differenze qualitative tra i macchinari presenti nelle industrie e quelli "da scrivania", ma a distanza di circa vent'anni, quello che era una novità assoluta oggi è arrivato nelle case di molti. Tutto merito dell'informatica che col tempo ha dato il via a questa transizione, grazie alla gestione numerica dell'informazione.

Per alcuni questa è una forma di produzione più democratica, perché ognuno può dire fare la sua parte, sulla base di quello di cui ha bisogno. Fai da te. C'è un'espressione che inizia dicendo "Chi sa, fa...", per ricordare che chi possiede delle competenze preferisce mettersi all'opera, piuttosto che perdersi in tanti discorsi. A ben vedere però l'attività empirica ha dei limiti se non viene supportata da una conoscenza teorica di più ampio respiro; viceversa ha il vantaggio di basarsi sull'esperienza personale, su quel tesoro di nozioni che solo le circostanze concrete permettono di sviluppare.

Sembra di fare un passo indietro rispetto all'era attuale dei personal fabricator, dove chi vuole rispondere ad una propria esigenza non fa altro che prodursi ciò che gli serve. Ma siamo così sicuri che alla fine il designer possa essere anche il produttore? Probabilmente non a livello industriale e nella produzione di grandi quantità. Una cosa infatti è la libertà degli strumenti personali e un'altra è l'organizzazione che richiede l'industria.

La distinzione delle figure che si occupano della produzione da quelle progettazione nasce anche dal bisogno di rispondere con maggiore precisione alle esigenze di chi utilizzerà il bene prodotto. Per far questo si deve studiare il possibile cliente e utilizzatore, oppure trasformare quest'ultimo (o chi gli è più prossimo) in una specie di designer. E servono degli strumenti adeguati.
Eric Von Hippel chiama questi strumenti semplicemente Toolkit e sono la chiave della Democratizzazione dell'Innovazione e di una sua accelerazione. I risultati del lavoro di ricerca di questi designer, fatto di learning-by-doing ed errori, devono poi essere standardizzati in procedure ed trasmessi a sistemi automatizzati, che ne abbatteranno i costi di produzione. Questo permette di avvicinarsi a un mercato di prodotti quasi su misura (markets of one). Detto così sembra semplice, ma creare e gestire questa ramificazione della progettazione richiede un grande investimento iniziale di tempo.
Tutto questo non è un processo recente, ma ha inizio negli anni ottanta con lo sviluppo di software per la creazione di circuiti integrati personalizzati (a riguardo si veda il paper di Von Hippel). Quando ancora non esisteva il web 2.0 e nemmeno si parlava di web in generale si muovevano già i primi passi verso il "design-your-own", ovvero la partecipazione al processo produttivo.

Una delle cose più interessanti nel soddisfacimento di un'esigenza attraverso la progettazione di un prodotto è il concetto di stickiness, ovvero il livello con cui un'informazione (l'esigenza) rimane attaccata (cioè non viene scoperta del tutto) alla persona di cui si vuole soddisfare il bisogno. Solo attraverso differenti livelli di difficoltà, e in relazione all'organizzazione che ci si è dati, si riuscirà a trasmettere queste informazioni a chi deve produrre.

Alla fine, pare che il proverbio iniziale possa andare bene anche ribaltato, almeno nel suo incipit, perché nel learning-by-doing la prospettiva diventa "chi fa, sa...". Ma è proprio grazie alle conoscenze sviluppate dal singolo che si preferisce che sia lui in prima persona a fare, ridando giustizia alla saggezza popolare. Per la felicità degli appassionati del fai-da-te.

Marco Lanza
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Commenti

ottimo! stavo giusto preparando un paio di post su progetti di fabber (cnc machine) open source.
DIY rocks!

Segnalo l'interessante progetto RepRap, una stampante 3D open source che può auto-replicarsi, ovvero può costruire buona parte dei componenti meccanici che la compongono (elettronica esclusa, of course).
Al momento è aperto un concorso per chi progetterà una stampante ancora migliore.
sito: http://reprap.org

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