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Altro che hobby, è la rivoluzione del fai-da-tech!

Venerdì scorso, come ogni mese, arriva Wired US in buchetta. Avevo già adocchiato sul loro sito il titolo del pezzo da copertina: La nuova rivoluzione industriale. Sottotitolo [...] nell'era del fai-da-te [...]. Grande curiosità da parte mia, visto il tema dei miei post più recenti.
L'articolo di Chris Anderson (Atoms are the new bits) contiene una serie di riferimenti a fatti e teorie, che sono presenti anche in questo blog, in post recenti. Come ad esempio i progetto open source Arduino, il Lego, le teorie di Von Hippel o il film Flash of Genius, sull'inventore Robert Kearns. Ma il servizio va oltre e propone un'immagine articolata del sistema produttivo mondiale.

E' evidente che quello dell'artigianato high-tech è un argomento maturo. Le potenzialità creative offerte dalle macchine a controllo numerico ad uso domestico sono immense, sia nel soddisfare i bisogni personali, quanto nel creare nuovi scenari economici. La ricollocazione dei soggetti nella produzione di un bene appare di conseguenza radicale.

Negli ultimi 30 anni il mutamento dell'industria in occidente è stato lento ma costante. Siamo passati da un sistema di produzione basato sulla centralità della fabbrica in loco (in Italia ne sappiamo qualcosa, è cronaca anche sui giornali di oggi), fino ad arrivare all'estremo attuale, dove ogni singolo individuo può crearsi in maniera indipendente ciò di cui ha bisogno. Ognuno può gestire una fetta di mercato a cui nessuno ha ancora pensato, addirittura dando vita ad un'attività economica creando oggetti per altri. Anche la distribuzione sul globo delle varie fasi delle produzione e delle progettazione è ormai alla portata di un click.

Pro e contro ci sono. E' il trionfo della creatività del singolo: se ti viene un'idea geniale, hai moltissimi strumenti e canali per vederla concretizzata. Quindi, cari inventori, fatevi sotto! Dall'altro lato, il mondo sarà sempre più diviso tra economie basate sull'industria pesante e altre sulla conoscenza, la progettazione o la prototipizzazione, a seconda dei casi. Per Anderson la Cina diventerà sempre di più la manifattura -su misura- del mondo occidentale, produttrice di contenitori di proprietà intellettuale altrui.

La constatazione più importante è contenuta in due righe, forse il tema di un prossimo best-seller: siamo in presenza di un fenomeno che delineerà una nuova lunga coda, da quella dei bit a quella delle cose. Si parla sempre di nicchie, ma questa volta l'oggetto del discorso sono i beni fisici. E mai come prima d'ora queste esigenze di oggetti possono essere coperte in maniera così capillare.


Marco Lanza
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(¯`*•.• La Stanza delle Meraviglie •.•*´¯)



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